Il lato buffo del pendolarismo si palesa nei simpatici incontri che ogni tanto si fanno in treno.
Qualche giorno fa, solito regionale. Il paesaggio che scorre dietro al finestrino mi suggerisce che stiamo per entrare in stazione a Bologna. Mi alzo e mi avvicino alla porta, pronta per scendere. Ma il treno, improvvisamente, si ferma. Dopo un minuto, una voce alle mie spalle rompe il silenzio: "Stamattina questo treno non vuole farci arrivare!". Mi volto, e incrocio il viso di una signora sulla quarantina, straniera, probabilmente algerina o giù di lì. Iniziamo una piccola conversazione per ingannare il tempo che questo treno ci sta facendo "perdere". In un italiano colorato da uno strano accento, mi racconta che è diretta ad Ancona a trovare amici. E' molto legata alla città marchigiana perché lì ha trascorso i suoi primi anni in Italia, finchè ha incontrato suo marito. Il matrimonio l'ha portata a trasferirsi in un paesino in provincia di Padova. "Ormai vivo in Veneto da diversi anni. Ma non mi trovo bene. Non riesco a fare amicizia. Ai veneti l'amicizia non interessa; pensano solo ai soldi e al lavoro", mi dice la signora, evidentemente convinta di parlare una ragazza ferrarese o bolognese. Con un sorriso, le rispondo: "Signora, sono veneta anch'io, di Rovigo; e proprio perché conosco bene i miei conterranei, non posso che condividere la sua opinione. Eccezion fatta per una minoranza di individui, il veneto medio è proprio come dice lei.". Ricambia il mio sorriso e ribatte: "Davvero sei veneta? Non l'avrei mai detto. Ecco allora perchè vieni a studiare qui.". Nel frattempo un fastidioso rumore di freni ci riporta alla realtà: il treno nel frattempo è ripartito ed è arrivato al binario. "Buona fortuna!", mi dice la mia amica algerina, salutandomi vigorosamente.
E' incredibile come quella signora assolutamente sconosciuta sia stata capace di leggermi dentro come se mi conoscesse da una vita...
8 anni fa

Nessun commento:
Posta un commento